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  • Manuela Troilo

L'ambiguità del desiderio di Maria Grazia Morsella

"L'affabulatore è colui che vi racconta la verità, quella vera o quella che voi desiderate sia la verità; perché l'affabulatore ha uno specchio che è rivolto dentro la vostra anima: egli sa cosa raccontare per ammaliarvi anche se spesso, ciò che vedete, è solo il riflesso di un'ombra"

ANALISI della favola RAPUNZEL dei Fratelli GRIMM





Le fiabe raccontano sempre molto di più di quello che appare ad una prima lettura. Spesso sono cariche di simboli che appartengono ad una cultura condivisa che travalica il senso dell'etnia, della tradizione, della religione: è per effetto dell' inconscio collettivo che ci rende spiritualmente tutti uguali, e nel quale riconosciamo noi stessi e il nostro opposto.

Rapunzel è una fiaba di origine europea tramandata in forma scritta fino ai nostri giorni dai fratelli Grimm.

È una fiaba carica di simboli e di ambiguità.

Il re e la regina innamorati e raggianti aspettano il loro primo figlio. Nulla sembra scalfire questa incrollabile felicità finché la regina non guarda il giardino oltre la recinzione che separa il castello dalla proprietà vicina. Il giardino appartiene ad una strega.

Immaginiamo le streghe come esseri malefici e notturni che vivono nascosti in luoghi isolati al riparo da occhi indiscreti. Invece questa strega ha la facoltà di essere la vicina di casa di un re e di una regina, fatto insolito e curioso.

La regina è attratta da piante di raperonzoli e ne prova un desiderio così incontrollabile da ammalarsi fino quasi a morire. La strega non attira la regina con fiori meravigliosi, con frutti d'oro o con incantesimi che propongono immagini paradisiache…. In più il suo giardino è protetto da un altissimo muro… dal punto di vista simbolico il giardino della strega rappresenta sia l'inconscio che il lato oscuro, l'eros, la forza vitale che, se mal controllata, diventa distruttiva. La regina non desidera un frutto succoso o un fiore miracoloso, ma dei raperonzoli, un pasto povero, privo di attrattiva per una regina che con le sue ricchezze potrebbe comprare ciò che desidera. L'ambiguità del desiderio sta proprio in questo: la regina brama i raperonzoli perché rappresentano qualcosa di proibito. Inoltre né il re né la regina pensano di bussare alla strega e proporle di pagare il frutto del suo lavoro. C'è la necessità di rubare, di non rispettare le regole, di perdersi nell'eros distruttivo. Perché altrimenti non ci sarebbe il gusto di possedere qualcosa di proibito. I due coniugi rivelano tutta la loro inadeguatezza di adulti. Non riescono a tenere a freno l'irrazionalità e attraversano il confine tra conscio e inconscio senza lo schermo della ponderatezza e della saggezza, senza pensare alle conseguenze del gesto.

Come sappiamo, in cambio dei raperonzoli la strega pretenderà il figlio della coppia, una bambina bellissima che sarà chiamata appunto Rapunzel/Raperonzolo.

La figura della strega in questa fiaba è sicuramente ambigua e complessa: riesce a vivere integrata in un regno senza mai rivelarsi come una creatura malvagia, non usa incantesimi per soggiogare re e regina, coltiva un giardino umile, ne è custode. Lei presiede alle porte dell'inconscio, è quasi una figura mitologica necessaria per l'evoluzione dei personaggi. È madre. Adotta Rapunzel e la ama, la protegge, la nutre. Se ne prende forse più cura di quanto non avrebbero fatto i veri genitori. Quando la bambina cresce al punto di diventare sessualmente attraente la rinchiude in una torre priva di accessi. Vuole salvarla dalla forza distruttiva di un eros incontrollabile che lei, da strega, percepisce fatale. Non fa mancare nulla a Rapunzel ma la priva della cosa più importante: la libertà. La strega è madre amorevole ma anche matrigna egoista. Non è invidiosa della bellezza della ragazza: teme soltanto che la vita gliela porti via. E lei non può perderla. Rapunzel è tutta la sua gioia, tutto il suo mondo.

La bellezza di Rapunzel è nascosta al mondo, in un certo senso è come se non esistesse. Come può il principe riuscire a trovarla? Egli ascolta il suo canto e si innamora, senza averla mai vista, del suono della sua voce, cioè un dono che proviene dall'interno, che diventa il simbolo della sua "bellezza interiore". Rapunzel non ha bisogno di " apparire"; lei, consapevole di se stessa e del suo valore "è", e rivela la sua essenza attraverso il canto. Quando sboccia la storia d'amore con il principe lui le chiede di fuggire. Mentre la strega e il principe possono arrampicarsi sulla treccia della ragazza, Rapunzel deve trovare un modo per scendere dalla torre. Il principe le porta della seta, non una stoffa qualunque, per tessere una scala. Scopriamo che Rapunzel quindi sa tessere e che in quest' arte femminile rivela la sua pazienza, la sua capacità di aspettare, di ponderare. In questo supera i suoi genitori, è la figura centrale di tutta la storia, l'unica che abbia trovato l'equilibrio tra razionale e irrazionale. Quando la strega scoprirà l'inganno, furiosa, con un incantesimo scaraventerà Rapunzel nel deserto dopo averle tagliato i capelli e il principe giù dalla torre dopo averlo attirato con l'inganno.

Nel deserto Rapunzel darà alla luce due gemelli, un maschio e una femmina. In totale solitudine, vivrà di stenti, crescerà e proteggerà i suoi bambini.

Il principe nella caduta dalla torre perderà la vista. Vagherà per il mondo in cerca dell'amata.

Rapunzel vive nel deserto procurandosi da vivere per sé e i bambini. La gioia e la consapevolezza della sua forza interiore non l'abbandonano mai. Lei continua a cantare e a coltivare la speranza. Ha perduto i suoi bellissimi capelli ma non la sua forza che è ancora la sua bellezza interiore, rivelata dalla voce.

Il principe cieco e fiaccato dagli stenti la ritroverà, dopo anni di vagabondaggio, proprio grazie al suono della voce, proprio come all'inizio della fiaba, poiché in lui è l'istinto il senso che prevale.

Le lacrime di Rapunzel guariscono gli occhi del principe che torna a vedere. È particolare l'isolamento e la separazione che i due innamorati sono stati costretti a vivere. Sembra quasi un percorso di meditazione e crescita interiore per entrambi: il principe ha imparato a moderare l'istintività; Rapunzel ha imparato a diventare madre, prima di se stessa e poi dei suoi bambini. Ha dovuto superare il limite dei genitori biologici e la gelosia auto distruttiva della strega. Anche se in fondo Rapunzel ha imparato da lei l'arte della tessitura, della pazienza, della cura amorevole, del nutrimento.

Muri, giardini, torri, deserti sono confini, abitazioni luoghi e simboli di isolamento, maturazione, crescita. La strega ha pilotato involontariamente i personaggi verso l'incontro fatale con la propria vera essenza. Soltanto chi ha compiuto il viaggio nell' oscurità (deserto/cecità) ed è tornato alla luce ha trovato la propria dimensione. I bambini gemelli di Rapunzel vengono identificati con il Sole e La Luna, diventano l'esperienza fisica della crescita interiore della ragazza. Alla fine del percorso, in egual misura possiede in sé il giorno e la notte, il conscio e l'inconscio gestiti con equilibrio e consapevolezza.

"Mostrami il tuo giardino e ti dirò cosa sei"

Alfred Austin

Testo di Maria Grazia Morsella

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