Specchio specchio delle mie brame

di Alessandra Di Marco


Specchio spscchio delle mie brame opera in ceramica Raku di Alessandra di Marco

Come nei sogni notturni “vediamo” persone diverse che agiscono, e sappiamo che raffigurano parti di noi che si mostrano a raccontare a noi stessi qualcosa che durante la veglia non sapremmo dire, così possiamo pensare ai personaggi di una fiaba come a parti diverse di uno stesso soggetto che agiscono in funzione di un finale: la fanciulla, la madre, la matrigna, il padre, il principe, rappresentano parti interne che si attivano in certi momenti e portano avanti l’intreccio di un percorso, che è un percorso identitario, in cui si fronteggiano alcune parti e se ne integrano altre. Nel finale felice (che c’è quasi sempre nelle favole, ma non è mai scontato, come sembrano dire quelle che finiscono male) tipicamente si sposano un giovane e una giovane, per vivere “felici e contenti” e dare origine ad una unione che è generativa, perché rimanda simbolicamente sia alla costruzione di una nuova famiglia, sia all’idea che i due affronteranno insieme ciò che verrà, generando nuove soluzioni che da soli non potevano trovare.

Così, nella favola di Biancaneve, la strega sanguinaria è una parte che si attiva quando la fanciulla raggiunge l’età dell’adolescenza o della prima giovinezza, quando cioè, come si dice nel linguaggio popolare, la ragazza “sboccia”, come un fiore che ha raggiunto la sua massima bellezza. Cominciamo a intravedere che la questione è bifronte: la madre non vuol lasciare il suo primato di “più bella del

reame”, la figlia lo desidera e lo teme contemporaneamente. Vuole essere donna a tutti gli effetti e insieme vuol lasciare che lo sia la madre. Questa medesima ambiguità è presente nella mela avvelenata: la figlia si vede consegnata dalla madre stessa l’oggetto destinato alla più bella, e allo stesso tempo non può sopportare che ciò avvenga. Ecco che Biancaneve non può rifiutare l’offerta ed ecco che Biancaneve muore.



La Regina Grimilde è la perfida matrigna di Biancaneve, ed è una strega esperta di magia nera.

La versione attualmente conosciuta è quella scritta dai fratelli Grimm in una prima edizione nel 1812 ispirata a molti aspetti del folclore popolare, del quale i due fratelli erano profondi studiosi.

Il ricercatore Karl-Heinz Barthels rese pubblica la sua tesi secondo la quale Biancaneve sarebbe stata in realtà Maria Sophia Margaretha Catharina von Erthal, nata a Lohr nel 1725 e figlia di un importante magistrato e rappresentante del Principe tedesco. La nobile aveva perso la madre in età giovanile e suo padre si era risposato con Claudia Elisabeth von Reichenstein, che aveva usato la sua nuova posizione sociale per favorire i suoi figli di primo letto, a scapito della von Erthal. Questa sarebbe stata addirittura costretta a lasciare il palazzo per vivere nei boschi lì attorno; nella zona, peraltro, erano presenti molte miniere, nelle quali, data la ristrettezza dei cunicoli, lavoravano persone di statura molto bassa o addirittura bambini: da questo elemento sarebbero derivati i sette nani. La ragazza morì di vaiolo pochi anni dopo; probabilmente l'avversione dei suoi concittadini per la matrigna inasprì la figura di quest' ultima a vantaggio di Maria Sophia, dipinta come una martire; la sua storia venne tramandata oralmente in forme simili a quella poi raccolta dai Grimm, che attualmente conosciamo.

Il castello dei von Erthal è tuttora un'attrazione turistica, e ai visitatori viene mostrato il cosiddetto "specchio parlante", che il padre di Maria Sophia avrebbe regalato alla matrigna: si tratta di un

giocattolo acustico in voga nel 700, in grado di registrare e riprodurre le frasi pronunciate da chi si specchiava. Esso sarebbe alla base dell' archetipo dello Specchio Magico della matrigna.


testo di Alessandra Di Marco



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