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Il femminicidio di Catena Debora Pagano a Macchia di Giarre

Il corpo senza vita di Catena Pagano, 32 anni, detta Debora, veniva ritrovato nel pomeriggio di domenica 10 luglio 2022 in un'abitazione del centro storico di Macchia, frazione di Giarre in provincia di Catania

Catena Debora Pagano

La giovane donna, sposata e madre di una bambina, era morta già da due giorni quando il marito Leonardo Fresta, 40 anni allertava i soccorsi riferendo di aver trovato la moglie esanime in casa nella serata di venerdì 8 luglio.

Dall’autopsia si evidenziava il decesso per cause violente, data la presenza di varie ecchimosi in diverse parti del corpo, e la frattura dello sterno e di una costola, si escludeva la morte per cause naturali. Il marito veniva quindi ascoltato dai Carabinieri della compagnia di Giarre. Dal racconto dell'uomo sarebbero emerse varie incongruenze e contraddizioni. Al termine dell'interrogatorio, l’uomo è stato sottoposto a fermo e condotto in carcere con l'accusa di omicidio.

Leonardo Fresta ha respinto qualsiasi addebito. Stando alla sua versione, sarebbe rimasto sotto shock dopo il ritrovamento del cadavere della moglie e avrebbe trascorso più di 48 ore con il corpo senza vita di Debora, finchè avrebbe trovato la forza di allertare i soccorsi. La figlia della coppia, negli ultimi giorni, era stata affidata alla nonna materna. Il legale di Fresta ha dichiarato che la famiglia non aveva particolari problemi e non erano presenti contrasti tra i due coniugi, i quali vivevano una relazione tranquilla.‍ Il quarantenne si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell'interrogatorio di garanzia, continuando a negare qualsiasi coinvolgimento nel decesso della moglie.‍ L'ordinanza del gip ha evidenziato una serie di anomalie comportamentali da parte del Fresta. Infatti appariva sospetto lo stacco di tempo di oltre un giorno e mezzo tra il momento della morte e quello in cui l’uomo chiamava il 118, contraddittorie erano le versioni rese ai soccorritori e agli inquirenti ed infine era stata osservata un'ingiustificata opera di pulizia dei luoghi, che comunque non ha impedito di rilevare, mediante l'utilizzo del Luminol, diffuse tracce ematiche all'interno dell'abitazione.‍ il giudice per le indagini preliminari quindi convalidava il fermo e disponeva la permanenza in carcere nei confronti dell'indiziato.