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MEMINI ME RICORDAMI

Il femminicidio di Naima Zahir a Lentini

Naima Zahir, 45 anni, nella serata di sabato 12 marzo 2022 veniva ritrovata morta all'interno dell'abitazione dove viveva nel quartiere di Santa Mara Vecchia a Lentini, in provincia di Siracusa.

Naima Zahir

La donna era originaria di Casablanca, in Marocco. Trasferitasi in Sicilia molti anni prima era sposata da circa 25 anni con Massimo Cannone, 45 anni. Con loro conviveva anche il figlio di 19 anni.‍ Ad allertare i soccorsi era stato un parente della coppia, avvertito proprio dal marito della vittima. Gli agenti di Polizia giunti in casa constatarono il decesso della donna. L’uomo alla vista dei poliziotti apparve confuso, raccontò inizialmente che si era trattato di un incidente, poi avrebbe accennato a un possibile suicidio da parte della moglie.

L'uomo fu condotto al commissariato di Lentini e trattenuto fino al giorno dopo. Gli inquirenti rimasero perplessi durante gli interrogatori nei quali l’uomo continuava a raccontare la sua versione dei fatti. Furono ascoltati anche i parenti della coppia, tra cui il figlio di 19 anni che non era presente in casa al momento della scoperta della madre uccisa. inoltre alle forze dell'ordine non risultavano denunce per maltrattamenti domestici.

Massimo Cannone venne poi rilasciato, seppur formalmente indagato dalla Procura. Il 14 marzo fu intervistato in diretta da un inviato del programma televisivo Ore 14 su Rai 2. Masssimo Cannone dichiarava nell’intervista che, la sera del 12 marzo, era uscito di casa insieme al figlio e che rientrando dopo un’ora da solo nell'abitazione, aveva trovato la moglie esanime sul letto con un coltello conficcato nella gola. Diceva di averle tolto la lama dal collo nel tentativo di rianimarla, ma che la donna era ormai morta. In quei concitati frangenti non chiamò i soccorsi dicendo di "essere andato in tilt". Nel frattempo con uno straccio aveva pulito le tracce di sangue presenti nella stanza da letto, (inquinando la scena del crimine). Dinanzi alle telecamere aveva infine ipotizzato che uno sconosciuto fosse entrato in casa per consumare il delitto, oppure che la moglie avesse potuto suicidarsi.

Tuttavia la sera del 15 marzo l'uomo fu sottoposto a fermo per omicidio volontario. Durante un nuovo interrogatorio, avrebbe reso una piena confessione del delitto davanti al magistrato della Procura, dai risultati dell'autopsia emergeva l’esclusione dell'ipotesi del suicidio. Il movente del gesto a detta di Massimo Cannone erano i frequenti litigi con‍ la moglie che gli rendeva la vita difficile, tanto da sentirsi oppresso. Una situazione di pressante tensione culminata nell'aggressione mortale. La donna, colta di sorpresa dal marito non aveva avuto il tempo di difendersi: quando fu raggiunta dai fendenti aveva infatti gli auricolari del cellulare nelle orecchie, alla fine dell'agguato l’uomo abbandonava l’abitazione per andare al bar a bere della birra.