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MEMINI ME RICORDAMI

Il femminicidio di Rosa Alfieri a Grumo Nevano

Rosa Alfieri, 23 anni, nel tardo pomeriggio del 1º febbraio 2022 veniva ritrovata morta all'interno del condominio dove abitava a Grumo Nevano in provincia di Napoli.‍

Rosa Alfieri

La ragazza di ritorno dalla tabaccheria del fidanzato dove lavorava come contabile, stava per rientrare a casa dove viveva con i genitori, quando fu attirata con un pretesto nell’appartamento di un vicino. Si trattava di Elpidio D'Ambra, 31 anni, che circa due settimane prima aveva concordato con il padre di Rosa, proprietario dell'alloggio, di potersi trasferire in quel condominio presentandosi come persona separata in cerca di una nuova sistemazione. L'individuo lavorava come manovale ed era da poco ritornato dalla Spagna, dove aveva vissuto per circa 5 anni.

Rosa entrò in quell'appartamento senza più uscirne viva. La madre sapendo che la ragazza era uscita dal posto di  lavoro, si era preoccupata dato che non la vedeva arrivare, allertò quindi i parenti che subito si mobilitarono recandosi anche dal nuovo inquilino per cercarla, ma lui rispose di non avere notizie di lei. L'uomo, subito dopo, usciva chiudendo la porta a chiave e si allontanava dandosi alla fuga.

D'Ambra prima di fuggire si recava da un parente per consegnargli le chiavi di casa e chiedergli di passare più tardi all'appartamento per prendere una cosa. Quando in seguito l'individuo giunse all'ingresso per aprire la porta, i parenti della vittima approfittarono per entrare all'interno. Lì trovarono il cadavere della giovane, con il petto scoperto e uno strofinaccio in bocca, riverso sul pavimento del bagno.‍ I sanitari successivamente accorsi sul posto poterono soltanto constatare il decesso. La ventitreenne non aveva lesioni d'arma da fuoco o da taglio, dunque si ipotizzò subito un omicidio per soffocamento, probabilmente tramite strangolamento. Secondo i primi rilievi del medico legale, la ragazza ebbe una colluttazione con il trentunenne, probabilmente per difendersi da un tentativo di aggressione, dall’epilogo mortale.

I Carabinieri si misero immediatamente sulle tracce di Elpidio D'Ambra che risultava irreperibile. Il ricercato venne infine rintracciato il giorno successivo all'ospedale San Paolo nel quartiere Fuorigrotta di Napoli, dove si era recato dopo un malore avuto durante la fuga. Degli agenti di Polizia presenti sul posto lo avevano individuato e condotto al commissariato di Bagnoli. Nei suoi confronti fu disposto un decreto di fermo, emanato dalla Procura di Napoli Nord con l'accusa di omicidio volontario.‍

Durante gli interrogatori, D'Ambra confessò il delitto riferendo di aver invitato la vicina ad entrare nel suo appartamento per chiederle delle informazioni sulle bollette della luce. Poi, nel corso della discussione, avrebbe sostenuto di aver "sentito delle voci nella testa" che gli avrebbero "detto di uccidere". L'uomo negò tuttavia di aver mosso delle avance nei confronti della vittima, escludendo il tentativo di violenza sessuale e, contestualmente, chiese scusa ai familiari della giovane.‍ Il reo confesso precisò di aver prima strangolato la ragazza e poi di averla trascinata in bagno per non farla vedere ai parenti che la stavano cercando. Il bavaglio in bocca lo avrebbe messo al termine dell'aggressione perché temeva che lei potesse urlare, ma probabilmente era già morta. Il 5 febbraio il giudice per le indagini preliminari convalidò il fermo con l'accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Il difensore di D'Ambra aveva richiesto l'esecuzione di una perizia psichiatrica, che  eseguita sul reo confesso aveva stabilito che D'Ambra era "sano di mente".

L'autopsia effettuata sulla vittima aveva confermato la presenza di segni derivanti da una colluttazione e che la giovane sarebbe stata strangolata con una federa. L'esame in ogni caso aveva escluso la violenza sessuale. Nei mesi successivi l'indiziato fu rinviato a giudizio, nel corso del dibattimento, affermò di essere un tossicodipendente all'ultimo stadio. Per questo motivo, a suo dire, quando incontrò la Rosa aveva un "mostro nella testa" e delle "voci" che gli suggerivano di uccidere.