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Il femminicidio di Juana Cecilia Hàzana Loayza a Reggio Emilia

Juana Cecilia Hàzana Loayza, 34 anni, è stata trovata morta a Reggio Emilia la mattina di sabato 20 novembre 2021.‍

Juana Cecilia Hàzana Loayza

La donna, era nata a Lima (capitale del Perù), da anni risiedeva in Italia e lavorava in una cooperativa d'assistenza a Scandiano (Reggio Emilia). In un parco pubblico la mattina del 20 novembre 2021, il suo corpo senza vita veniva rinvenuto, a poca distanza dalla propria abitazione dove conviveva insieme alla madre e al figlioletto di un anno e mezzo.

Il cadavere  presentava diverse ferite d'arma da taglio.

I Carabinieri indirizzarono subito i loro sospetti sull'ex compagno della donna: Mirko Genco, 24 anni, residente a Parma.‍ I militari lo rintracciarono nelle ore seguenti a Reggio Emilia, e nel corso dell'interrogatorio in caserma il giovane confessò le proprie responsabilità.

Genco non accettando la fine della relazione con l'ex compagna, si era reso autore di molti episodi di maltrattamenti. Juana Cecilia lo aveva denunciato tre volte.‍ Lui fu arrestato il precedente 5 settembre per atti persecutori. Il 6 settembre, dopo la convalida dell'arresto, fu scarcerato e sottoposto alla misura cautelare del divieto di avvicinamento alla vittima. Il 10 settembre però venne nuovamente arrestato per violazione di domicilio e ulteriori atti vessatori nei confronti della trentaquattrenne.‍

Il 23 settembre fu sottoposto agli arresti domiciliari. Il 3 novembre, al termine del processo per stalking, aveva patteggiato una condanna a due anni con sospensione condizionale della pena concordando di intraprendere un percorso riabilitativo presso l'azienda sanitaria locale di Parma. Il giorno dopo era tornato in libertà.

In base alla ricostruzione degli eventi, la sera del 19 novembre Genco avrebbe rintracciato la vittima tramite una foto postata da lei su Instagram che la ritraeva insieme ad amici in un locale di Reggio Emilia, luogo in cui lui si recò successivamente per incontrarla.‍ Il giovane si sarebbe offerto di accompagnarla a casa. Nel corso della notte, lungo il tragitto a piedi verso l'abitazione di lei, il ventiquattrenne l'avrebbe aggredita strangolata e lasciata agonizzante nel parco, secondo quanto riferito dal reo confesso agli inquirenti, Juana Cecilia sarebbe rimasta in vita, seppur incosciente. Lui quindi avrebbe cercato nella borsetta di lei, le chiavi di casa e sarebbe salito nell'appartamento dove in quel momento dormivano la madre e il figlioletto della vittima. Lì l'assassino avrebbe trafugato un coltello, e sarebbe tornato presso la vittima, ancora riversa in una aiuola, per infierire nuovamente su di lei, sgozzandola. Il coltello utilizzato per il delitto fu recuperato la mattina seguente dai militari, a poca distanza dal cadavere della donna.

Genco aveva persino registrato un audio sul proprio smartphone, della durata di quasi un'ora, per documentare l'incontro avuto con la donna. Il file venne consegnato dallo stesso indiziato agli investigatori.‍

L'uomo fu condotto in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, dalla minorata difesa della vittima e dalla recidiva dello stalking.‍ Nel 2020 Genco era stato denunciato anche da un'altra ex compagna moldava con cui viveva a Parma. In merito a quella vicenda non furono emesse misure cautelari, ma la donna fu allontanata da lui e collocata in una struttura protetta.‍

Per il giovane fu confermata la custodia cautelare in carcere ravvisando il rischio di reiterazione del reato. Oltre all'omicidio volontario aggravato, furono contestate anche la violenza sessuale, la rapina, la violazione di domicilio e il porto abusivo d'armi.‍

Nel marzo del 2022, in seguito alla chiusura della indagini, nei confronti di Genco fu disposto il giudizio immediato.‍

La madre dell'assassino fu a sua volta vittima di femminicidio. Si chiamava Alessia Della Pia e aveva 39 anni. Fu aggredita dall'ex convivente, Mohamed Jella, nel dicembre del 2015.‍ L'uomo, 30 anni, tunisino, l'aveva pestata di botte in casa a Parma fino a farle perdere la vita.